martedì 8 aprile 2008

Dal sabato alla domenica

DAL SABATO ALLA DOMENICA

Nel racconto della creazione riportato in Genesi 2:2 la Bibbia dice: “Dio nel settimo giorno smise ogni suo lavoro”. La parola ebraica smise שבת si dice Shabbat e proviene dal verbo ebraico shabat, che significa, letteralmente, smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene "Shabbat" o la sua versione anglicizzata "Sabbath" siano universalmente tradotti come "riposo" o "tempo del riposo", una traduzione più letterale sarebbe "lo smettere" con l'induzione a "smettere di lavorare".

Poiché Shabbat è il giorno della cessazione del lavoro, sebbene il riposo ne sia un'implicazione, non è necessariamente una connotazione della parola stessa. L’importanza del sabato viene anche riportata nelle tavole della Legge dei Comandamenti che Dio dette a Mosè; infatti ai versetti da 9 a 11 del capitolo 20 di Esodo viene riportato di ‘Ricordarsi del settimo giorno, giorno in cui l’uomo avrebbe dovuto riposarsi come lo fece Dio e dedicare tale giorno a Dio perché da Lui è stato benedetto.
Questa considerazione contribuisce anche a chiarire la questione teologica sul perché, nel settimo giorno della creazione così come riportato nel libro della Genesi, Dio abbia avuto bisogno di riposare. Una volta compreso che Dio ha smesso di lavorare piuttosto che riposato si rientra in un ottica biblicamente più aderente alla figura di un Dio onnipotente che non ha necessità del riposo. Fermo restando questa doverosa chiarificazione, questa voce seguirà la traduzione più comunemente accettata di Shabbat con "riposo".
Il comando di Dio di rispettare il giorno del riposo non è un’imposizione ma un modo per imprimere bene nella mente dell’uomo per ricordarsi che egli deve fare le cose necessarie al suo bene, per la sua felicità. Presso le popolazioni che abitavano quei luoghi non esisteva nemmeno l’idea di un giorno settimanale dedicato al riposo. In alcune civiltà, come quella romana, alcuni giorni di festa erano fissati all’inizio del mese, ma riguardavano solo le persone facoltose, i ricchi, nessuno faceva riposare i propri schiavi.
Il sabato comandato da Dio significava che per tutti la vita doveva essere umana e per questo il sabato fu considerata una conquista irrinunciabile.
Ma come ogni cosa l’uomo deve sempre cercare di portare cambiamenti e anche per il giorno del sabato, ‘i maestri delle Scritture’, i dotti della Legge, coloro che dovevano aiutare i propri fratelli a capire la Legge e a metterla in pratica, arrivarono al punto di imprigionare il sabato con un cumulo di prescrizioni che riguardavano il comportamento da avere in tale giorno e nientemeno quanti passi poteva un uomo fare in quella giornata senza incorrere nella disubbidienza o, ad esempio se si potesse mangiare un uovo in tale giorno.
Segue un elenco di azioni che per gli ebrei erano vietate (e lo sono, in alcuni casi, vietate ancor oggi), La Halakha proibisce al popolo ebraico lo svolgimento di qualsiasi forma di "melachah" (lavoro plurale: melachot) durante lo Shabbat. Le Melachot non si riferiscono a quello che viene normalmente considerato lavoro, né coincide con la definizione di lavoro che dà la fisica, ma a 39 attività che il Talmud vieta di svolgere durante lo Shabbat agli Ebrei. Numerosi studiosi di Torah hanno osservato che queste attività hanno in comune l'aspetto creativo o l'esercizio del controllo reciproco o dell'ambiente.
Le 39 attività sono (Mishna, Shabbat 7:2):

1. Arare; 2. Seminare; 3. Mietere; 4. Formare covoni; 5. Trebbiare; 6. Ventilare; 7. Selezionare;
8. Setacciare; 9. Macinare; 10. Impastare; 11. Cuocere; 12. Tosare; 13. Lavare; 14. Cardare;
15. Tingere; 16. Filare; 17. Tendere; 18. Costruire un setaccio; 19. Tessere; 20. Dividere due fili; 21. Legare; 22. Slegare; 23. Cucire; 24. Strappare; 25. Cacciare; 26. Macellare; 27. Scuoiare; 28. Salare la carne; 29. Disegnare; 30. Lisciare; 31. Tagliare; 32. Scrivere; 33. Cancellare; 34. Costruire; 35. Demolire; 36. Spegnere un fuoco; 37. Accendere un fuoco;
38. Dare l'ultima mano per terminare un lavoro; 39. Trasportare al di fuori della propria abitazione;

Le 39 melachot non sono tanto attività quanto categorie di attività. Ad esempio, se setacciare solitamente si riferisce alla separazione del grano dalle foglie, nell'accezione talmudica si riferisce alla separazione di qualsiasi sostanza mischiata che rende immangiabile un qualsiasi cibo. In questo senso filtrare dell'acqua per renderla potabile ricade nell'attività del setacciare, così come la pulitura di un pesce dalle spine.
Ma perché la domenica?
La scelta del primo giorno dopo il sabato non è casuale. Infatti la Resurrezione di Cristo sarebbe avvenuta in quel giorno della settimana, come attestato nei quattro Vangeli canonici , anche se molti studiosi sostengono che la scelta sia una derivazione sincretica. Ma prima di parlare della domenica vediamo un qualcosa in più sul sabato.
La polemica sul rispetto del sabato
I primi cristiani vivevano però una situazione di forte contrasto: alla luce della parola di Gesù, potevano rigettare l’antica Legge e, di conseguenza, il rispetto del sabato? In fondo si sarebbe potuto continuare a rispettare il riposo sabbatico per ricordare il settimo giorno della creazione, in cui Dio si riposò, e poi celebrare la domenica in ricordo della resurrezione. Dopo un periodo di forte incertezza, si è invece deciso di privilegiare la domenica, rigettando il sabato perché non conforme al nuovo credo.
Gesù e il sabatoIl punto di partenza sono nuovamente le Sacre Scritture, perché già nei Vangeli si possono trovare le prime indicazioni. Più di una volta Gesù compie dei miracoli nel giorno di sabato, cosa che scandalizza moltissimo i giudei, perché così si infrange il sabato . Le guarigioni non sono mai improrogabili, come ben si sottolinea, ad esempio, nel caso narrato in Luca 13, 10-17: una donna, inferma da diciotto anni, si reca alla sinagoga in cui si trovava Gesù , che la guarisce nonostante sia sabato. Il capo della sinagoga è nel giusto quando lo accusa di aver violato il sabato, e questo episodio appare come una provocazione, o una dimostrazione da parte di Gesù, esattamente come quando i discepoli, di sabato, raccolgono delle spighe per cibarsene . All’accusa mossagli dai farisei, Gesù risponde con esempi biblici di violazione del sabato, e poi aggiunge: «Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è padrone anche del sabato ».
Gli apostoli e i primi cristianiAnche se in questi passi Gesù sembra abolire il sabato, i primi giudei-cristiani continuarono a rispettare il sabato, e fu solo con Stefano e gli"Ellenisti" che forse si iniziò a non sentirsi più legati alla Legge e di conseguenza al sabato. L’idea non fu certo accettata senza polemiche, considerato che Stefano fu lapidato. Ma se i giudeo-cristiani continuarono a rispettare il sabato, il suo significato cambiò necessariamente, in ricordo del dolore del sabato per la morte di Gesù, rispetto alla gloria della domenica.
La grande svolta di ebbe intorno al 48, con il Concilio di Gerusalemme, in cui Pietro e Paolo si spartiscono le aree di competenza: al primo è affidata l’evangelizzazione dei giudei, al secondo l’evangelizzazione dei gentili. Si decreta che i gentili che "si convertono a Dio" non siano gravati della Legge, ma si limitino ad abiurare la loro precedente religione e tutte le pratiche ad essa legate. Sappiamo che Paolo abolì la Legge nelle comunità da lui fondate grazie a quello che egli stesso dice nelle sue lettere, in particolare nella lettera ai Galati: «La legge per noi è come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo» . Egli presenta la Legge come un elemento del mondo e la fede come un elemento dello spirito, quindi continuare a seguire la Legge è essere «come schiavi degli elementi del mondo» , così come lo era stato lui prima della conversione. Sicuramente, tra i precetti aboliti, c’era anche il rispetto del sabato
Se è del tutto normale che i giudei-cristiani continuassero a rispettare il riposo sabbatico, è invece straordinario che, di propria iniziativa, iniziassero a seguire tale precetto anche i pagano-cristiani, ma occorre far attenzione alla natura spesso superstiziosa della religione classica. Il sabato ebraico coincide con il giorno di Saturno, ossia il Kronos greco, divinità nefasta, che trasmette questa sua qualitas al giorno da lui presieduto. Fu forse per questo motivo che i pagani che avevano aderito alla nuova fede non incontrarono molte difficoltà ad accettare il precetto del riposo sabbatico, magari convinti che i giudei lo seguissero per venerare gli angeli regolatori del tempo. La lettera ai Galati, scritta intorno al 54, va forse a collocarsi in un ambiente simile.
I responsabili della chiesa
I primi responsabili della chiesa o delle comunità che stavano sorgendo, sono tutti concordi nell’affermare la necessità di superare il sabato, perché ormai la Legge non è più attuale. Il principale motivo di tale abbandono risiede nel fatto che per i cristiani la Legge fu data ai giudei come segno dei loro peccati, ma questi sono stati lavati dal Sacrificio di Cristo. Così Giustino, a metà del II secolo, argomenta la sua difesa dall’accusa mossagli dall’ebreo Trifone di non rispettare il sabato e per questo di essere peccatore. Inoltre aggiunge che, se per i giudei solo il sabato è giorno del Signore, per i cristiani tutti i giorni sono di Dio e tutti i giorni, in egual modo, devono essere dedicati a Lui, compiendo opere buone ed astenendosi dai peccati. Comunque Le polemiche dureranno ancora secoli, perché l’usanza di riposare il sabato non si estinguerà per molto tempo ancora, tant’è che ne ritroviamo una testimonianza nella Roma di Gregorio Magno nei secoli successivi.
I primi tre secoliInizialmente i cristiani non vollero trasporre il riposo sabbatico alla domenica , perché la concezione della festa era diversa: il giorno del Signore non possedeva una qualitas diversa da quella degli altri giorni, e l’unica cosa di cui ci si dovesse preoccupare era di non astenersi dalle riunioni eucaristiche. Per il cristiano diventa quindi un dovere inequivocabile radunarsi ogni domenica, creando delle difficoltà per chi era costretto a lavorare. Di conseguenza occorreva che la domenica diventasse un giorno festivo. Generalmente, i Romani rispettavano le feste dei popoli sottomessi, come il sabato ebraico, ma per i cristiani la situazione era più complicata, perché essi non erano inscrivibili in un determinato popolo, ma la religione prevaricava ogni confine etnico, perché essi provenivano da popoli diversi che praticavano religioni diverse.
Costantino Magno
Fu probabilmente per questo motivo che Costantino, in un decreto del 321 conservatoci nel Codex Iustinianus, vieta ogni attività lavorativa, eccetto quella agricola, nel dies solis .Ma soprattutto vieta le attività dei giudici, dimostrando in tal modo come l’imperatore volesse proteggere i cristiani nel giorno in cui essi dovevano radunarsi, dando loro il tempo necessario ed evitando che fossero disturbati dai litigi, da premettere che essendo egli, com’è noto, un adoratore del Sol Invictus. Tuttavia, se egli avesse utilizzato il nome cristiano, avrebbe pubblicato una legge incomprensibile alla maggior parte dei cittadini, mentre in questo modo si faceva capire da tutti, cristiani e pagani.
La domenica come giorno festivo: giochi ed emancipazioni
La legge fu più volte ribadita dai successori di Costantino e dallo stesso imperatore, e ciò dimostra che ci fu una certa difficoltà nell’istituire un giorno di festa comune a tutti in cui ci si dovesse astenere dal lavoro. Per i romani, infatti, durante le feste le attività non venivano interrotte, eccetto quelle giuridiche, che risentivano della qualitas negativa dei giorni di appartenenza divina. Nella maggior parte dei casi, essi organizzavano degli spettacoli per divertire gli dei e, quindi, ingraziarseli, scongiurando in tal modo ogni pericolo derivante dai dies nefasti. Così, quando la domenica divenne un giorno festivo, uno dei primi segni di normalizzazione fu proprio l’organizzazione di giochi, cosa che inorridì i vescovi di tutto l’impero. La ragione che spinse i vescovi a lamentarsi, fu che gli spettacoli impedivano le celebrazioni eucaristiche, o forse perché i cristiani preferivano assistere agli spettacoli piuttosto che recarsi in chiesa. Così accadde che nel 392 gli imperatori Valentiniano, Teodosio ed Arcadio proibirono di organizzare spettacoli di domenica, almeno che non si trattasse dei festeggiamenti per il compleanno dell’imperatore.
La domenicaPer i primi anni, i cristiani mantennero tale nomenclatura: la domenica era "il primo giorno della settimana", nonostante questo fosse il giorno più importante della settimana . Così è indicata in tutto il Nuovo Testamento, eccetto nell’Apocalisse di Giovanni, dove è chiamata giorno del Signore.
Un altro modo di chiamare la domenica è "l’ottavo giorno", continuando la numerazione della settimana prima. Tale maniera di indicare il giorno di culto cristiano deriva da una concezione spirituale della domenica e della circoncisione. Come ci dice Giustino , la circoncisione viene effettuata nell’ottavo giorno in previsione della vera circoncisione ad opera della Resurrezione, avvenuta appunto nell’ottavo giorno.
I giorni della settimanaCi furono più difficoltà per indicare gli altri giorni della settimana. Almeno inizialmente, i cristiani non ebbero alcun fastidio a chiamare i giorni della settimana con i nomi dei pianeti, come ben dimostra Giustino. Inoltre icristiani, evitando l’isolazionismo di tipo giudaico, vivevano come normali cittadini, avendo quindi numerosi rapporti con i pagani , per cui deve essere stato più facile utilizzare i nomi pagani dei giorni. Per i Romani ogni giorno era presieduto da una divinità, che ne influenzava la qualitas. Secondo i principi dell’armonia e della protezione di dette divinità, si decise, in tempi remoti, di seguire questo ordine: Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere. I cristiani utilizzarono questa nomenclatura finché la chiesa, temendo influssi paganeggianti o superstiziosi, decise di proibire tale usanza ed indicare tutti i nomi secondo l’uso ebraico. I giorni dal lunedì al giovedì divennero feria secunda, feria tertia, feria quarta e feria quinta, creando così un paradosso che dura ancora oggi, dove i giorni lavorativi sono quelli feriali, mentre le feriae erano, per i romani, i giorni festivi. Il venerdì continuò ad essere chiamato parasceve, come in ebraico.
A partire dal IV secolo, periodo di diffusione del culto solare, ma anche periodo di proliferazione del Cristianesimo sotto la protezione di Costantino, si diffondono nuovamente i nomi planetari, soprattutto per i giorni tra la domenica ed il sabato, e così rimarrà fino ai nostri giorni.
In conclusione possiamo dire che i cristiani sono liberi da qualsiasi schiavitù, ma liberi di seguire il Signore perché devono onorare Dio ogni giorno e non solo il sabato o la domenica.
Amen.

Sebastiani Raffaele

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Vorrei precisare che non è proprio esatto quello che stai raccontando sulla legge.
Quello che l'apostolo Paolo voleva dire ai gentili è che è stata abolita la legge mosaica, con le cerimonie ebraiche, che dopo la morte di Gesù non aveva più motivo di esistere, ma non la Legge di Dio che sono i 10 Commandamenti di Dio, in Esodo 20. Anzi il sabato del quarto comandamento verrà festeggiato anche in eternità:
Isaia 66:23 "Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostarsi davanti a me", dice il Signore.
Se Gesù avvesse detto del cambiamento del sabato lui sarebbe espresso, ma anzi, ascoltiamo quello che dice: "Se sapeste che cosa significa , non avreste condannato gli innocenti; perchè il Figlio dell'uomo è signore del sabato". Matteo 12:7.8

Anonimo ha detto...

Vorrei precisare che non è proprio esatto quello che stai raccontando sulla legge.
Quello che l'apostolo Paolo voleva dire ai gentili è che è stata abolita la legge mosaica, con le cerimonie ebraiche, che dopo la morte di Gesù non aveva più motivo di esistere, ma non la Legge di Dio che sono i 10 Commandamenti di Dio, in Esodo 20. Anzi il sabato del quarto comandamento verrà festeggiato anche in eternità:
Isaia 66:23 "Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostarsi davanti a me", dice il Signore.
Se Gesù avvesse detto del cambiamento del sabato lui sarebbe espresso, ma anzi, ascoltiamo quello che dice: "Se sapeste che cosa significa , non avreste condannato gli innocenti; perchè il Figlio dell'uomo è signore del sabato". Matteo 12:7.8

Anonimo ha detto...

Vorrei precisare che non è proprio esatto quello che stai raccontando sulla legge.
Quello che l'apostolo Paolo voleva dire ai gentili è che è stata abolita la legge mosaica, con le cerimonie ebraiche, che dopo la morte di Gesù non aveva più motivo di esistere, ma non la Legge di Dio che sono i 10 Commandamenti di Dio, in Esodo 20. Anzi il sabato del quarto comandamento verrà festeggiato anche in eternità:
Isaia 66:23 "Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostarsi davanti a me", dice il Signore.
Se Gesù avvesse detto del cambiamento del sabato lui sarebbe espresso, ma anzi, ascoltiamo quello che dice: "Se sapeste che cosa significa 'Voglio misericordia e non sacrificio', non avreste condannato gli innocenti; perchè il Figlio dell'uomo è signore del sabato". Matteo 12:7.8

Anonimo ha detto...

Ebrei 4:7-11: “Dio stabilisce di nuovo un giorno - oggi - dicendo per mezzo di Davide, dopo tanto tempo, come si è detto prima:
«Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!»
Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d'un altro giorno. Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue.
Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza”.
Questa epistola è rivolta ad Ebrei convertiti al Cristianesimo e fu scritta da Paolo (non confermato) prima del 70 d.C. Con il preciso scopo di fare chiarezza che la Legge Cerimoniale o mosaica è stata abolita e specificare l'adempimento delle profezie del V.T. Sulla persona di Cristo in relazione alla al Santuario ai sacrifici ecc ecc....Ma non la Legge Morale (Decaolgo) ed è interessante notare come Paolo ribadisca l'osservanza del Sabato al cap 4. Inoltre sia Paolo che Giovanni 90 d.C ricevono precise rivelazioni da Gesù Cristo sia su fatti presenti e futuri ma NON troviamo traccia di annullamento o modifiche riguardo al comandamento.