mercoledì 26 marzo 2008

LA RESURREZIONE DI LAZZARO - Giovanni 11:1-45

Lettura del Vangelo di Giovanni 11:1-45

Lazzaro, un amico di Gesù che abitava nella cittadina di Betania, morì a causa della malattia che lo colpì gravemente. Le sorelle di Lazzaro fecero avvisare Gesù di quanto accaduto. (vv.1-3)
Gesù non si trovava nelle vicinanze di Betania, anzi distava a circa due giorni di viaggio da tale luogo e, al momento che gli diedero la triste notizia, Gesù come si comportò? La Scrittura dice che si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava e poi partì alla volta della Giudea. (vv. 6,7) Impiegò altri due giorni per giungere a destinazione. Quindi possiamo dire che arrivò alla tomba di Lazzaro quattro giorni dopo la sua dipartita. (v.17)
Questo è un dato di fatto molto importante, perché sottolinea la potenza del Signore.

Gesù poteva resuscitare una persona morta da quattro giorni e che già si trovava in uno stato di decomposizione? (v. 39)
Precedentemente Gesù aveva già operato in maniera simile in due avvenimenti: risuscitando il figlio della vedova di Nain e la figlia di Iairo. (Luca 7:11-17 e 8:49-55) Ma in entrambi i casi Gesù operò i miracoli quasi subito dopo la morte dei due ragazzi. Ecco perché è un fatto rilevante che Gesù abbia risuscitato Lazzaro dopo molto più tempo.
In quel periodo molti ebrei credevano che "non vi fosse più speranza per chi fosse morto da quattro giorni il cui corpo cominciava a mostrare i segni della decomposizione", perché l’anima del defunto rimaneva sospesa su di esso tre giorni, poi andava via.
Conseguentemente se fra i presenti vi fosse stato qualcuno che aveva una credenza del genere, Gesù operando in quel modo quel meraviglioso miracolo della risurrezione di Lazzaro, diede dimostrazione del Suo grande potere nei confronti della morte e nello stesso tempo glorificare Dio e dissipare i dubbi degli incerti.
Dalle parole che Gesù gridò: "Lazzaro vieni fuori!" (v. 43) e del fatto che Lazzaro uscì dalla tomba, (v. 44) riceviamo un grande insegnamento e un grande sprone che accompagna ogni momento della vita cristiana e che i credenti non devono mai dimenticare, perché tale insegnamento è il preludio al Regno di Dio.
Con coraggio dobbiamo, sia fare nostre, sia affermare con certezza della grandezza e della maestria delle parole riportate ai versetti 25 e 26: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai!" Amen!

Sebastiani Raffaele

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