domenica 30 marzo 2008

DA QUESTO RICONOSCERANNO CHE SIETE MIEI DISCEPOLI, SE AVETE AMORE L'UNO CON l'ALTRO. Giovanni13:35.

"Amore", una parola che racchiude tutto lo scibile divino. Il dizionario di lingua italiana riporta: affetto intenso, sentimento di profonda tenerezza o devozione; ma il significato più pieno lo spiega la Bibbia, infatti, Essa esprime bene il concetto ed il significato pieno che tale parola racchiude. Gesù nel dire le parole riportate da Giovanni 13:35 intendeva far comprendere che l’amore è una qualità molto importante, tanto importante che avrebbe permesso di distinguere i veri cristiani.
L’apostolo Giovanni, molto caro al Signore, riporta una serie di versetti nel vangelo e nelle lettere da lui scritte sotto ispirazione che parlano di tale argomento.
Il libro di 1° Giovanni 4:8 riporta che "Dio è amore", infatti, Dio è l’amore in persona. Nella scrittura di Giovanni 3:16 si legge: "Poiché Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figliolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." Gesù fu spinto a dire che "nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici." Nel suo ministero Gesù cercava di far comprendere che l’amore è una qualità necessaria per l’adorazione, e che su di essa si basa tutta l’esistenza stessa della creazione. In Matteo 22:34-40 viene espressa l’importanza di provare questo sentimento nei confronti di Dio e per il prossimo, perché da essa dipendono tutta la legge e i profeti.
Man mano che un cristiano cresce nella sua vita spirituale deve esprimere sempre più questa qualità, e a tal proposito l’apostolo Paolo espresse nei confronti dei cristiani di Filippi il suo pensiero esortandoli ad abbondare nell’amore cristiano. (Filippesi 1:9) Allo stesso modo esortò anche i fratelli di Tessalonica a fare similmente. (I Tessalonicesi 3:12) Paolo non fu l’unico che fu spinto a spronare i fratelli in fede nel crescere in tale senso, anche Pietro fece lo stesso aggiungendo di amare, non solo i componenti della propria chiesa, ma l’intera fratellanza dei credenti. (I Pietro 2:17).
L’amore è un sentimento che non si può acquistare da nessuna parte, è una qualità che si deve manifestare e che deve uscire dal più profondo del cuore. Il provare amore è un qualcosa che va oltre il semplice volere bene. Esso è la manifestazione del cambiamento che una persona fa quando viene a contatto con le verità contenute nelle Scritture. Se esaminiamo la scrittura di Galati 5:22,23 leggiamo che: "Il frutto dello spirito è amore, gioia, pace longanimità, benignità, bontà, fede, dolcezza, temperanza; contro tali cose non c’è legge." Da come possiamo notare l’amore è messo al primo posto nell’elenco dei frutti dello spirito proprio perché è il frutto principale intorno al qual è imperniata tutta l’essenza della vita del cristiano.
Il Nuovo Testamento è ricco di scritture che risaltano la necessità del mostrare amore, proprio perché è l’unica qualità che permette al cristiano di poter proseguire nella sua vita religiosa e giungere al tanto sospirato traguardo. Ciò è utile non solo al singolo cristiano ma anche per i non credenti, ai quali vien data l’opportunità di riconoscere i veri fratelli di Cristo e riuscire a loro volta ad accostarsi al Signore ed essere benedetti con la vita eterna. Ecco perché è necessario mostrare amore, per essere come un faro nella nebbia, come un punto di riferimento per i puri di cuore che intendono sottomettersi a Dio.
Gesù sapeva che negli ultimi giorni i tempi sarebbero stati difficili, e proprio per questo ha sempre spinto i suoi discepoli a mostrare amore, in modo che tale qualità giungesse fino a noi per il bene nostro. A tal proposito Pietro scrisse che: "Or la fine d’ogni cosa è vicina, siate dunque temperati e vigilanti nelle preghiere. Soprattutto abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una moltitudine di peccati. Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare." (I Pietro 4:7-9) Tutti i cristiani devono manifestare amore gli uni verso gli altri affinché possano uniti servire meglio il Signore e mantenersi saldi nella fede.
Paolo, nello scrivere la sua prima lettera ai fratelli di Corinto, esaltò la sovrana eccellenza dell’amore con queste parole: "L’amore è paziente, è benigno, non prova invidia, l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non sospetta il male, non gode l’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno." (I Corinzi 13:4-8)
Gli uomini essendo creature imperfette sbagliano, e quando succede tra fratelli cristiani qual è il comportamento da tenere? Innanzi tutto l’offeso non deve cercare la vendetta personale o interrompere i rapporti con colui che ha offeso, ma deve sanare la situazione, il fare questo è indice di maturità cristiana. A ciò Paolo disse: "Continuate a sopportarvi gli uni gli altri e perdonarvi a vicenda, se uno ha di che dolersi d’un altro, come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi." (Colossesi 3:13) Se l’offensore continua a comportarsi male come bisogna agire? Bisogna continuare a perdonare o altro? Pietro fece questa stessa domanda e suggerì che avrebbe potuto perdonare fino a sette volte il fratello, ma Gesù replicò dicendo "non fino a sette volte ma fino a settanta volte sette". (Matteo 18-21,22) In poche parole bisogna sempre perdonare il fratello e se agiamo in tale maniera si dimostra di aver sviluppato quel tipo d’amore che non tiene conto dell’ingiuria e dell’offesa. (I Pietro 3:8,9, Levitico 19:17,18)
Ma se il cristiano offeso si accorge che è l’altro che continua a provare rancore cosa deve fare? Esso è aiutato dalle parole di Gesù che consigliano quale comportamento avere, e che possiamo leggerle in Matteo 5:23,24, Romani 12:17,18, le quali fanno comprendere l’importanza di mantenere una buona relazione con Dio mantenendo i rapporti pacifici con colui che ha offeso. Anche se forse non è facile poterlo fare a causa del carattere, occorre umiltà e una buona dose di pazienza per cercare di poter riparare il torto ricevuto. Una cosa saggia da non fare è quella di allargare ad altri la conoscenza dell’avvenuto per evitare il pettegolezzo o raccontare la vicenda sotto il proprio aspetto personale. È invece saggio mettere altri a conoscenza solo per mettere in pratica il consiglio di Gesù riportato in Matteo 18:15 e 16 e dopo di ché si potrà vagliare la situazione.
Brevemente accenniamo cosa significa amare il fratello quando ci accorgiamo che questi commette peccato, senza che egli offenda nessuno. Può accadere che un fratello possa commettere qualche pratica che secondo le leggi di Dio è errata e chi ne viene a conoscenza cosa deve fare? Il primo passo è cercare di ristabilire il fratello, può darsi che abbia commesso tale pratica senza rendersene conto; ma, invece, se il fratello è cosciente che il suo modo di fare è errato e offende Dio ma non intende ravvedersi è giusto evitare di stare in sua compagnia e riferiremo a colui che è il responsabile nella chiesa dell’accaduto, al fine di riuscire a recuperare il fratello. (Efesini 5:1-21; Tito 3:10) Riferire l’accaduto non significa fare la spia, poiché si deve tenere sempre in mente che il comportamento di ogni singolo individuo influisce sulla buona stima della comunità intera della chiesa di Cristo. (I Timoteo 3:7; 5:20) In parole povere il comportamento di ogni singolo individuo può portare sia la lode al nostro Signore Gesù sia screditare il Suo nome, poiché per i non credenti, ogni membro della chiesa rappresenta la collettività cristiana e di conseguenza se sbaglia uno sbagliano tutti. (confr. I Corinzi 5:5,6,9-13)
Il nostro pensiero non deve certo essere egoistico, perché, se esso ha l’unico scopo di portare una buona testimonianza della vita cristiana, eviteremo di comportarci male proprio per non ingiuriare col nostro comportamento il nome di Gesù e portare a termine un importante compito affidatoci dallo stesso Signore al momento della sua partenza: "andate, dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che vi ho comandate" (Matteo 28:19,20), ed ecco perché Gesù disse di mostrare amore, perché, grazie a esso e all’aiuto dello Spirito Santo (Giovanni 14:26) possiamo dimostrare che siamo Suoi discepoli e aiutare gli altri a ricevere le benedizioni eterne. Amen.

Sebastiani Raffaele

Nessun commento: